Barilla

A Barilla piace vincere facile. Per conquistare i consumatori e sbaragliare la concorrenza ha dichiarato che i suoi biscotti contengono meno grassi saturi. Ma ha barato sulle dichiarazioni, tanto da finire segnalata all’Antitrust

A scoprire e segnalare all’Antitrust il comportamento di Barilla è stato Great Italian Food Trade, il portale di informazione indipendente su cibo e bevande Made in Italy. Spiega il suo fondatore, Dario Dongo, esperto di diritto alimentare, “Esaminate le etichette di 42 prodotti a marchio Mulino Bianco, Pavesi, Ringo (tutti di Barilla) e confrontate con quelle della concorrenza è emerso che Barilla ha usato a lungo un claim irregolare, prendendo in giro i consumatori e i concorrenti”.

 Per oltre un anno, il colosso di Parma ha vantato sulle confezioni dei suoi biscotti un ridotto contenuto di grassi saturi. Ma si è riferita alla precedente ricetta dei suoi stessi biscotti invece di usare come confronto la media dei biscotti più venduti, come prevede la norma, ha confermato la Commissione europea e ha stabilito Aidepi, l’associazione di categoria, peraltro presieduta da Paolo Barilla. Ripetendo il confronto secondo le regole che tutti gli altri rispettano, il risultato si ribalta. Nel confronto con i biscotti di altre marche, quelli di Barilla hanno quasi sempre più grassi saturi.
Dal corposo dossier inviato all’Antitrust emergono risultati che smentiscono le affermazioni del gruppo Barilla. I biscotti Gran Cereale frutta, per esempio, vantano in etichetta “-60% di grassi saturi”. Tuttavia, rispetto alla media dei biscotti più venduti e a quelli che hanno tagliato del 30% i grassi saturi, Barilla supera di gran lunga i valori di riferimento. Mentre il contenuto medio di grassi saturi è di 2,6 nei biscotti che non vantano alcun claim e scende a 1,82 in quelli pubblicizzati come -30% di grassi saturi, il biscotto di Barilla (che vanta addirittura un -60%) svetta invece con un contenuto di 3,5% di grassi saturi.
Lo stesso risultato si ottiene ripetendo il confronto delle 42 etichette campionate con altri prodotti. Persino per le fette biscottate, da molti considerate ideali per una dieta con pochi grassi, quelle di Barilla risultano a maggior contenuto di grassi saturi, in barba a quanto affermato in etichetta.
A fronte di un tenore medio di grassi saturi di 1,1 e 0,77 rispettivamente riferiti alle fette biscottate senza claim e a quelle che si dichiarano con -30% di grassi saturi, le fette biscottate Le malto d’orzo di Barilla superano ogni media, con un valore di 1,3
Il comportamento scorretto di Barilla era stato già segnalato da Dario Dongo, che ne aveva scritto. In mancanza di provvedimenti, si è reso necessario interpellare l’Antitrust. “L’aspetto meno edificante è che il leader di mercato stabilisca regole per tutti e sia l’unico a violarle. Ha eliminato l’olio di palma per ultimo, e per recuperare quote di mercato ha promosso i suoi prodotti come migliori degli altri. Ma ha ingannato i consumatori, oltre a fare concorrenza sleale”, chiosa il fondatore di Great Italian Food Trade. La parola ora passa all’Antitrust.