Ferrovia Aosta–Pré-Saint-Didier: la Giunta cancella la linea, ma ignora la legge regionale vigente.

Qual è il vero obiettivo?

La decisione della Giunta regionale di procedere verso la chiusura definitiva della linea ferroviaria Aosta–Pré-Saint-Didier apre uno scenario inquietante, che va ben oltre il dibattito sui diversi modelli di mobilità.

Non siamo di fronte soltanto a una scelta politica discutibile. La decisione solleva infatti rilevanti interrogativi giuridici, economici e di interesse pubblico, ai quali la Giunta regionale dovrebbe dare risposte chiare e documentate.

La questione centrale è una: come può l’Amministrazione regionale procedere alla dismissione definitiva di una linea ferroviaria che risulta tuttora oggetto di una specifica tutela legislativa regionale?

La linea Aosta–Pré-Saint-Didier è infatti espressamente interessata dalla Legge regionale 7 aprile 1992, n. 15, recante “Iniziative per lo sviluppo del servizio ferroviario e della intermodalità e per la riqualificazione della linea ferroviaria Aosta–Pré-Saint-Didier”.

Una legge regionale vigente non può essere semplicemente superata attraverso un atto amministrativo o un documento di programmazione. Un piano o una deliberazione della Giunta non possono, di per sé, sostituire o disapplicare una disposizione legislativa ancora in vigore.

È quindi necessario chiarire in che modo gli atti che stanno accompagnando la dismissione della tratta siano compatibili con quanto previsto dalla L.R. 15/1992 e, più in generale, con gli obblighi di tutela e valorizzazione dell’infrastruttura ferroviaria previsti dall’ordinamento regionale.

Prima di procedere alla definitiva cancellazione della linea, la Giunta dovrebbe spiegare pubblicamente come intenda affrontare questo evidente problema di compatibilità normativa.

La domanda è semplice: come si può deliberare la fine di un’infrastruttura quando esiste una legge regionale che ne prevede espressamente la riqualificazione e lo sviluppo?

Procedere sul piano amministrativo senza affrontare preventivamente questa questione rischia di determinare un grave problema istituzionale, oltre a comprimere il ruolo del Consiglio Valle, che è l’organo titolare della potestà legislativa regionale.

Non soltanto una ferrovia: in gioco c’è un patrimonio pubblico

Cancellare i binari non significa semplicemente sostituire il treno con un servizio di autobus.

Significa rinunciare definitivamente a un corridoio infrastrutturale strategico, realizzato attraverso investimenti pubblici e difficilmente replicabile, soprattutto in una prospettiva futura di mobilità sostenibile e di collegamento ferroviario dell’Alta Valle.

La dismissione di oltre 31 chilometri di tracciato pone inoltre una serie di interrogativi economici e urbanistici che non possono essere ignorati.

I terreni e le aree oggi funzionali all’infrastruttura ferroviaria sono sottratti, proprio per la loro destinazione pubblica, alle normali dinamiche del mercato immobiliare. La definitiva cessazione della funzione ferroviaria potrebbe invece aprire la strada a nuove ipotesi di utilizzazione delle aree e a conseguenti pressioni urbanistiche.

Il rischio è che il sedime ferroviario e le aree limitrofe, situati in una delle zone di maggiore pregio turistico e commerciale della Valle d’Aosta, diventino oggetto di successive varianti urbanistiche, con la possibilità di realizzare nuove cubature, parcheggi, attività commerciali o altre infrastrutture.

È un tema che deve essere affrontato con la massima trasparenza.

Chi beneficerà, in concreto, della trasformazione della destinazione di queste aree?

E ancora: quale sarà il destino del patrimonio pubblico rappresentato dal sedime ferroviario?

Il rischio di disperdere un patrimonio difficilmente ricostituibile

La rinuncia definitiva all’infrastruttura ferroviaria pone anche un problema di carattere economico e patrimoniale.

Una volta dismessa e eventualmente trasformata la destinazione delle aree, ricostruire in futuro una ferrovia lungo lo stesso corridoio potrebbe comportare costi enormemente superiori a quelli necessari per mantenere e riqualificare l’infrastruttura esistente, anche a causa dei nuovi espropri e della progressiva urbanizzazione del territorio.

Per questo è necessario valutare con attenzione anche il possibile costo-opportunità della dismissione e il rischio che un patrimonio pubblico oggi disponibile venga definitivamente compromesso.

Non è quindi sufficiente affermare che il servizio ferroviario possa essere sostituito dagli autobus.

La questione riguarda il futuro della mobilità valdostana, la tutela del territorio e la possibilità per le future generazioni di disporre ancora di un’infrastruttura ferroviaria.

La Giunta fermi l’iter e chiarisca

Alla luce di queste considerazioni, riteniamo necessario che la Giunta regionale sospenda l’iter amministrativo relativo all’acquisizione e alla dismissione della tratta, almeno fino a quando non sarà chiarita in modo inequivocabile la compatibilità degli atti con la L.R. 15/1992.

Chiediamo inoltre la massima trasparenza sul futuro del sedime ferroviario, sulla destinazione urbanistica delle aree e sugli eventuali effetti economici e patrimoniali della
dismissione.

Non vorremmo che la rinuncia a un’infrastruttura strategica per il trasporto pubblico finisse per trasformarsi, indirettamente, in una gigantesca operazione di valorizzazione immobiliare di aree oggi sottratte al mercato proprio in ragione della loro funzione pubblica.

I cittadini valdostani hanno il diritto di sapere perché si vuole rinunciare definitivamente alla ferrovia, quale sarà il destino dei terreni e delle infrastrutture e, soprattutto, quali interessi pubblici verranno perseguiti attraverso questa scelta.

La domanda, in definitiva, è una sola: qual è il vero obiettivo della cancellazione della ferrovia Aosta–Pré-Saint-Didier?

E soprattutto: chi ne trarrà beneficio?