Supermercati aperti o chiusi la domenica?

A lanciare l’idea, nei giorni scorsi, è stato il presidente di Ancc-Coop, Ernesto Dalle Rive: a conclusione di un 2025 sottotono, segnato da volumi in caduta libera e margini in sofferenza per l’intero settore della grande distribuzione, la priorità è limare i costi. Una soluzione potrebbe essere, dunque, la chiusura domenicale dei punti vendita, limitando a sei giorni l’apertura settimanale dei supermercati.

L’idea nasce dal difficile 2025 vissuto dalla Gdo, con volumi di vendita in calo, margini sotto pressione e costi di gestione sempre più pesanti in un’economia italiana che cresce appena allo 0,2% e con consumi fermi allo 0,3%.

Secondo le stime dell’Ufficio Studi Coop, la chiusura domenicale consentirebbe risparmi tra 2,3 e 2,6 miliardi l’anno per l’intero settore, grazie principalmente alla riduzione dei costi del lavoro festivo, che prevedono maggiorazioni di almeno il 30% e fino al 42%.

Come utilizzare questi risparmi: Coop propone di non aumentare i profitti, ma piuttosto di finanziare tagli ai prezzi e promozioni durante la settimana, cercando di intercettare il potere d’acquisto delle famiglie sempre più debole tra affitti-mutui-bollette -caro carburanti ecc..

La proposta arriva a distanza di 15 anni dal decreto “Salva Italia” del governo Monti del 2011, che aveva liberalizzato le aperture domenicali con l’obiettivo di stimolare i consumi.

Quel modello oggi mostra la sua debolezza per una situazione economica di consumatori sempre più in difficoltà

Federdistribuzione, l’associazione che rappresenta i principali gruppi della grande distribuzione italiana, ha respinto categoricamente la proposta. Il presidente Carlo Alberto Buttarelli l’ha definita “antistorica, contro le imprese e i clienti”.

Anche Confcommercio ha preso posizione in modo critico secondo le stesse fonti: chiudere la domenica, secondo il movimento, significherebbe “dare più spazio all’online” e disattendere un’evoluzione della domanda ormai consolidata.

Angelo Mastrolia, presidente e Ad di NewPrinces Group a cui fa capo Carrefour Italia, si è detto contrario, sottolineando come l’apertura domenicale sia ormai un’abitudine consolidata per i consumatori. Se poi c’è un tema di costi e ricavi ogni impresa deve valutare la propria situazione

La posizione di Carrefour è quella di una continuità strategica, dove l’apertura domenicale rappresenta un valore aggiunto differenziale rispetto alla concorrenza.

Più sfumata e possibilista è la posizione di Giangiacomo Ibba, presidente e Ad di Crai, La riflessione di Coop tocca un tema centrale per tutta la distribuzione ma bisogna pensare a specificità ed esigenze dei territori e delle comunità locali. Ritengo che la via migliore sia una attenta analisi, valutando con attenzione le diverse soluzioni organizzative, considerando le dinamiche locali e le abitudini di consumo specifiche di ogni territorio.

Mentre i supermercati tradizionali sarebbero chiusi, i servizi di spesa online – sempre più diffusi – potrebbero catturare una fetta significativa di consumatori che cercano comunque la comodità dello shopping domenicale. la domenica è uno dei giorni in cui i supermercati vendono di maggiore volume; sebbene Coop riconosca che “una parte” degli acquisti si sposterebbe negli altri giorni, un’altra parte andrebbe perduta del tutto a favore del competitor online.

Sul fronte dei consumatori, le valutazioni sono contrastanti. Secondo le stime della stessa Coop riportate da Money.it e Qui Finanza, circa il 33% dei clienti cambierebbe catena trovando il proprio supermercato abituale chiuso la domenica, mentre il 38% sceglierebbe semplicemente di posticipare la spesa agli altri giorni della settimana. Questo significa perdite contenute ma significative per chi optasse per la chiusura.

Tra i lavoratori della grande distribuzione, invece, il tema è più delicato, come sottolineano gli osservatori del settore. Se da un lato molti chiedono a gran voce di riavere la domenica libera, dall’altro c’è chi dipende dalle maggiorazioni festive per coprire le proprie spese. Alcuni addetti al settore hanno sottolineato che, senza i compensi maggiorati della domenica, faticherebbe ulteriormente a coprire le bollette e le spese essenziali.

Uno degli elementi che supporta la visione di Coop, è il mutamento degli stili di consumo osservato negli ultimi anni. La spesa dei consumatori è diventata sempre più attenta e calibrata: crescono gli acquisti di prodotti a marchio del supermercato (Mdd), percepiti come il migliore rapporto tra qualità e prezzo.

Si registra poi un calo nel consumo di carni rosse e insaccati a favore di frutta, verdura e pesce, a dimostrazione di un’attenzione particolare al benessere e alla salute, con scelta di etichette con meno zuccheri, meno grassi e zero conservanti.

La proposta di Coop si inserisce in uno scenario economico complesso dove l’Italia cresce a ritmi infinitesimali, con un PIL stimato appena allo 0,2% e consumi fermi allo 0,3%, rendendo necessario riconsiderare i modelli di business. Tuttavia, le scelte dovranno essere negoziate a livello di settore. Dalle Rive ha precisato che non sono possibili scelte unilaterali, e ha auspicato l’apertura di tavoli di confronto con Federdistribuzione e l’Associazione Distribuzione Moderna (Adm) per arrivare a una soluzione condivisa.

Il dibattito che si sta sviluppando  su questa problematica  è molto complicato in quanto deve tenere conto di realtà territoriali-di livelli occupazionali  e di una qualità di vita  per chi lavora con un giusto salario abbinato a una qualità di vita sociale e familiare dignitosa.