Prezzi: rischi sulla tenuta del potere di acquisto delle famiglie.

Dal 2021 le retribuzioni segnano quota -7,8%. I prezzi, invece, sono cresciuti del +24%.

Necessari interventi urgenti, a partire dalla proroga del taglio delle accise.

L’Istat accende oggi un campanello d’allarme sulla tenuta del potere di acquisto delle famiglie.

L’Istituto di Statistica ha attestato come, tra il primo trimestre 2021 e il quarto del 2025, le retribuzioni contrattuali si sono ridotte del 7,8%. (Si noti che nello stesso periodo, aveva rilevato sempre

l’Istat tempo fa, il tasso relativo al carrello della spesa ha conosciuto una crescita del 24%).

Un dato estremamente preoccupante, soprattutto se letto in concomitanza con la grave situazione che l’Italia (e non solo) sta affrontando a livello economico, a causa delle conseguenze del

conflitto in Medio Oriente e con una crisi energetica che si fa di giorno in giorno più allarmante.

Un’emergenza che condividiamo e che da tempo denunciamo.

A pesare sui bilanci delle famiglie non sono solo le incertezze e i rincari energetici attuali, sono le ripercussioni sui prezzi dei beni di largo consumo di cui abbiamo percepito solo una minima parte,

e sono anche gli aumenti registrati dal 2022-2023, aggravati da fenomeni speculativi che hanno fatto sì che, dopo la discesa dei costi delle materie prime, i prezzi non si abbassassero quanto

avrebbero dovuto.

Tutto ciò pesa sulle scelte e sulle abitudini delle famiglie, costrette a tagli e rinunce sempre più evidenti e marcati, persino in settori vitali come l’alimentazione (il nostro O.N.F.- Osservatorio

Nazionale Federconsumatori continua a registrare dati drammatici: un calo del consumo di carne e pesce pari -16,9%; la caccia alle offerte, o ai prodotti prossimi alla scadenza, abitudine adottata

dal 52,5% dei cittadini; l’aumento della spesa presso i discount del +12,2%).

Per questo riteniamo necessario che il Governo intervenga in maniera più determinata e decisa, adottando alcune misure non più rinviabili, quali:

• La proroga del taglio delle accise sui carburanti, almeno per tutta l’estate.

• La rimodulazione dell’Iva sui generi di largo consumo (che consentirebbe un risparmio di oltre 516 euro annui a famiglia).

• Un bonus energia più consistente, adeguato ad affrontare l’attuale situazione, con soglia di accesso innalzata, anche temporaneamente, alle famiglie con Isee fino a 25000 o poco più (superando

quanto disposto dal recente Decreto Bollette che già avevamo giudicato insufficiente in condizioni “normali”).

• La creazione di un Fondo di contrasto alla povertà energetica e una azione di contrasto alla povertà alimentare.

• L’avvio di determinate azioni di verifica e contrasto a intollerabili fenomeni speculativi sui prezzi lungo le filiere, che, come abbiamo visto in questi anni, determinano effetti deleteri per il Paese e

per le famiglie.

• Una riforma fiscale equa, che sostenga i bassi redditi e i redditi medi e preveda la restituzione a tutti i pensionati e lavoratori dipendenti quanto pagato più del dovuto a causa del fiscal drag.